Emanuele Belardi in tutte le sue interviste non ha mai avuto dubbio sul confermare che fin da piccolo il ruolo che gli è sempre piaciuto avere in campo era quello di portiere. Un ruolo che si identifica molto con il suo carattere e la sua personalità, pacato, tranquillo ma che al momento giusto diventa grintoso, combattivo da riuscire a trascinare con la sua energia l’intera squadra.

Oggi Emanuele ha sì, lasciato la carriera agonistica, ma di sicuro non ha nessuna intenzione di abbandonare il mondo del calcio, anzi è sempre più determinato a trasmettere la sua passione e la sua professionalità alle nuove generazioni. Perché il calcio è un bellissimo sport di squadra, una squadra composta da 11 giocatori e non da un singolo calciatore, e che solo la passione e una vera e dura preparazione possono essere la base per formare un vero campione.

Emanuele ha sempre saputo che il ruolo del portiere non è un ruolo secondario, ma fondamentale per la squadra, basta un piccolo errore o una bellissima performance per cambiare in pochi secondi il destino di una partita e per questo la sua scuola calcio ha dato ampio spazio a questo ruolo diventando anche una scuola di portieri.

Lui conosce bene sia le sconfitte che le vittorie, non ha mai temuto le critiche, soprattutto quelle negative, le ha sempre sapute affrontare a testa alta, con coraggio e con fermezza.

Belardi è uno dei pochi atleti ebolitani che è riuscito ad emergere nello sport, la sua carriera, di tutto rispetto, lo ha visto protagonista nelle migliori squadre dalla serie C alla seria A, dalla Coppa Italia alla Champions League. Una carriera che gli ha permesso di giocare con società importanti, dalla Reggina, al Napoli, al Torris, all’Udinese, al Grosseto, al Cesena, al Modena, al Pescara, al Catanzaro, alla Juventus e nella sua carriera può vantare anche un’esperienza estera con la squadra indiana Pune FC, esperienza condivisa con i suo colleghi-amici Cirillo e Trezeguet nella stessa squadra e Del Piero che giocava in un’altra società indiana.

L’esperienza di Belardi nel mondo del calcio lo ha visto protagonista di bellissime imprese: è riuscito a parare, cambiando cosi il risultato della partita, ben 13 rigori, quello che è rimasto nella sua ma anche nella memoria di tutti è il rigore parato, allo scadere del tempo, a Shevchenko nello stadio milanese di San Siro durante la partita Milan-Reggina, riuscendo cosi a concludere la partita con un bellissimo pareggio 2-2, un risultato stupendo per la squadra calabrese.

Possiamo dire con orgoglio che ci sono state altre ‘vittime’ illustri del nostro portiere basta ricordare:

  • Roberto Baggio durante la partita Brescia – Reggina
  • Chevanton nella partita Reggina – Lecce
  • Kamara nella partita Modena – Reggina
  • Ferrante nella partita Reggina – Torino
  • Cassano nella partita Sampdoria – Juventus
  • Oliveira nella partita Como – Reggina
  • Francioso nella partita Genoa – Reggina
  • Suazo nella partita Cagliari – Reggina
  • Parente nella partita Reggina – Pescara
  • Succi nella partita Pescara – Cesena
  • Farias nella partita Nocerina – Reggina
  • Cutolo nella partita Napoli – Benevento

Sono solo alcune delle parate effettuate nella carriera di Belardi, quelle che hanno segnato in qualche modo il destino della partita.

Ma Belardi nella sua vita agonistica è riuscito anche instaurare dei bellissimi rapporti con i suoi colleghi perchè si è avversari in campo ma al di fuori dello stadio esistono anche altri valori come l’amicizia e il rispetto, rapporti veri, sinceri, che durano ancora oggi.

Emanuele Belardi ha vissuto la sua vita agonistica in modo tranquillo prendendo sempre il meglio da ogni sua esperienza, non ha mai voluto imporsi su nessuno, non ha vissuto con arroganza la sua notorietà, valori che lo rendono un vero sportivo, anzi un vero campione.