Abbiamo conosciuto Emanuele Belardi come il giocatore di squadre importanti, l’atleta, adesso vorremmo conoscere l’uomo, con le sue passioni, i suoi sogni e soprattutto le sue emozioni.

Hai smesso da poco di giocare a livello agonistico. Ti manca il campo, gli allenamenti, i ritiri, i compagni?

In maniera molto schietta e sincera, no. Ho riflettuto moltissimo prima di scegliere, quindi credo che la decisione sia stata presa con coscienza. Poi ho chiuso la mia carriera con la società in cui ho iniziato, con una salvezza, quella della Reggina, sperata e realizzata, credo che sia stato giusto concludere cosi la mia carriera.

A che età e perché hai cominciato a giocare a calcio? E in che ruolo?

Ho iniziato a giocare a 6 anni. Il calcio era uno di quegli sport che si giocava quotidianamente per strada. Poi vidi una foto di mio padre Antonio in porta e possiamo dire che quella per me sia stata un’ispirazione anche nella scelta del ruolo. Ho solo e sempre giocato nel ruolo di portiere.

Come ci si sente dopo aver parato un goal? E cosa si prova invece, quando si subisce un goal?

Più che sensazioni sono momenti che restano impressi nella tua mente. Per esempio penso alla mia prima partita in serie A allo stadio San Siro. La partita era Milan – Reggina anno 1999 e sul risultato di parità al 90° l’arbitro fischia un rigore per il Milan. A tirare arriva Shevchenko tira ed io paro, una sensazione indimenticabile.

Quando si commettono errori gravi quelli dei portieri sono più visibile rispetto a quelli dei calciatori.

E qual è, secondo te, il comportamento da tenere nei confronti dell’avversario?

Per l’avversario bisogna avere grande rispetto. Di solito capita solo quando si vince, invece dovremmo essere forti e farlo in entrambi i casi, al di là del risultato, perché delle volte i comportamenti sono più importanti dei risultati.

Qual è il ricordo più bello della tua carriera calcistica? 

Di ricordi belli ne ho tantissimi. L’ultimo forse, perché è anche recente e vissuto in modo più adulto, è stato l’ultima partita giocata, lo spareggio reggina-  una partita molto sentita da tutti. È stato il completamento di una bella carriera, una salvezza a -11 in uno spareggio storico. Posso proprio dire che è stata la ciliegina sulla torta.

La squadra di calcio a cui sei più affezionato? E quella per cui tifavi da ragazzino?

La squadra a cui sono molto affezionato è la Reggina, ho giocato per ben 13 anni con loro, è stata la mia prima squadra. La squadra invece che tifavo da ragazzo era il Milan, mentre oggi tifo Juventus.

Con quali giocatori sei rimasto ancora in contatto?

Forse, grazie anche al mio carattere, sono riuscito a mantenere ottimi rapporti con molti giocatori. Molti giocatori li sento quotidianamente come Chiellini e Del Piero che sono come fratelli per me, ma anche con gli altri ho un buon rapporto e li sento sempre con gran piacere.

Chi è stato l’allenatore più importante durante la tua carriera?

Senza nessun dubbio Claudio Ranieri, allenava la Juventus nel 2008 e grazie a lui che ha creduto in me, ho giocato 5-6 partite nel campionato e 5-6 partite nelle coppe con la maglia juventina.

Cosa avresti cambiato del tuo passato calcistico? C’è una scelta fatta o non fatta di cui poi ti sei pentito?

Nel bene e nel male è tutta esperienza quindi accetto tutto con grande serenità. C’è una cosa di cui mi sono pentito, però, è quella di essermi fatto convincere ad andare a giocare nel Napoli, dopo un campionato di serie B e 2 salvezze in A con la Reggina, purtroppo li non sono riuscito a “calarmi” nella situazione.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ho avuto da poco un incarico importante dalla Federazione Sportiva come Consigliere federale con delega al calcio e questo mi riempie di orgoglio. Sono il più giovane a ricoprire una carica del genere e questo vuol dire che ho lavorato e sto lavorando bene.

Come vedi il calcio italiano di oggi?

Purtroppo vedo il calcio come il paese in generale, stretto da una grossa crisi. Ci sono pochi soldi che girano, il livello è calato, in fin dei conti è tutto legato.

Ma credo, anzi mi auguro, che prima o poi tutto passerà, questo momento di crisi cesserà e si potrà tornare ad avere il calcio ai livelli del passato.

Come vedi il calcio nel settore Dilettantistico di oggi?

Se il calcio professionistico è in crisi, lo stesso vale anche a livello dilettantistico. Mancano fondi, strutture, ma i talenti ci sono, bisogna avere le persone giuste e competenti. A livello italiano ci sono molte possibilità.

Lo sport, oltre che per la crescita del fisico, serve anche per crescere umanamente?

Certo soprattutto il calcio, a qualsiasi età è una scuola di vita.

In futuro vorresti allenare una squadra di “grandi”?

No

Un´ultima domanda … COS´E´ IL CALCIO PER TE?

La mia vita. E’ quello che ho fatto fin da bambino e con altri ruoli continuerò a fare nel futuro. E’ stato un gioco e un lavoro che mi ha permesso di cambiare la mia vita e gliene sarò riconoscente a vita.

Damiano Corrado