Abbiamo rivolto alcune domande a Emanuele Belardi che quest’anno ha dato l’addio al calcio professionistico per dedicarsi alla scuola calcio che porta il suo nome.

Hai lasciato da poco il calcio professionistico e ti stai dedicando maggiormente alla scuola calcio che porta il tuo nome, fondata nel 2008 assorbendo l’ex Nagc Pezzullo che era fallita. Come mai hai deciso di intraprendere questo percorso mentre ancora eri in attività agonistica?

E’ stata una scelta spontanea dovuta ai legami affettivi che ho avuto io con la scuola calcio NAGC. Era la società di calcio storica di Eboli, il mio paese e lì ho avuto la possibilità di giocare a calcio.

Quali sono gli obiettivi che tu e la scuola calcio vi siete proposti?

Gli obiettivi come famiglia e come scuola calcio sono soprattutto la professionalità, la serietà che offriamo ai ragazzi. Poi è anche una questione sociale, i ragazzi che si iscrivono vengono da noi piuttosto che stare per strada.

Oggi che vivi quotidianamente la scuola calcio, come hai impostato il tuo lavoro in campo con gli allenatori e i tecnici che lavorano con te? Che consigli ti senti di dare?

Oggi vivo la quotidianità della scuola calcio, ma anche quando giocavo ho sempre cercato di essere presente il più possibile sia fisicamente che telefonicamente, il mio tramite era mio fratello Felice.

Non è cambiato molto continuiamo a fare riunioni con i tecnici, dove ci accordiamo su cosa fare, come organizzare i vari progetti. Cerchiamo di risolvere eventuali problemi. Organizzo anche riunioni con i genitori dei ragazzi, è utile anche ascoltare le loro opinioni. Per me è molto importante il confronto diretto perchè è l’unica strada da intraprendere se si vuole crescere sul serio.

Quali sono secondo te, le caratteristiche principali per un istruttore?

Un istruttore di base deve avere grandi valori umani. Non ci dimentichiamo che durante le ore di allenamento sostituisce il genitore nella formazione del bambino. Poi certo, oltre all’affetto, non devono mancare le capacità e la preparazione tecnica, la pazienza, la professionalità.

Quale consiglio daresti a un bambino che sogna di fare carriera agonistica in squadre importanti?

Prima di tutto, al di la di come poi vada la sua vita “professionale”, ci vuole impegno. Deve vivere la quotidianità del calcio con allegria, bisogna sfruttare le occasioni che vengono man mano, nulla è certo.

I tuoi rapporti con giocatori e staff del calcio professionistico, ti permettono di organizzare per i ragazzi della tua scuola calcio e di altre società della zona, degli stage di valutazione in cui vengono chiamati osservatori di squadre professioniste. Quali sono gli obiettivi finali di questi stage?

Per quanto riguarda gli Stage, certo, le conoscenze che ho fatto durante la mia carriera stanno dando i loro frutti, e di questo ne sono fiero. Vuol dire che in tutti questi anni mi sono saputo far apprezzare sia per la serietà che per la professionalità. Questi Stage, che la mia scuola calcio organizza, sono rivolti a tutti i ragazzi, non solo a chi è iscritto nella mia scuola. Sono un’opportunità in più che i ragazzi hanno per farsi notare dalle grandi squadre e perché no, possono anche realizzare il loro sogno.

Che rapporto hai con i genitori dei bambini? E soprattutto come rispondi ai genitori che sperano per i loro figli, una svolta calcistica come la tua?

Come ho detto prima ho un buon rapporto, cerco di dialogare molto anche con loro. Ai genitori infatti, dico che se hanno portato i loro bambini da noi devono solo fidarsi della nostra professionalità e serietà.

Cosa cambia tra il settore professionistico e quello dilettantistico?

La differenza è tutto nello staff. Puoi avere uno staff non idoneo che non ti fa raggiungere gli obiettivi o viceversa. Il mio staff, come lo stiamo impostando nella scuola calcio è di grande preparazione e competenza.

Ringrazio Emanuele per la sua disponibilità e la sua cordialità.

Damiano Corrado